Diario di un anno senza te.
Diario di un anno che la domenica nel mio letto ci sono solo io.
Diario di circa duecentottanta brioche alla crema pagate in meno la mattina, prima della scuola.
Diario di come non ho mai più messo la camicia azzurra di quella notte, perché non ho avuto ancora il coraggio di lavarla.
Diario senza foto, senza post-it sopra la scrivania, senza collanine idiote e reggiseni sotto il letto, senza giochi della play-station fermati a metà perché si passava a giocare ad altro.
Diario di un anno che i miei amici non dicono “No Matt non può, Matt è impegnato”.
Nina, Nina mia è passato un’anno e ricordo tutto come fosse ieri. Ricordo i sorrisi e l’Acqua di Gioia che ti spruzzavi sul collo, i foulard enormi e i mocassini bianchi che sfottevo ogni volta che li mettevi, mi manca casa tua e tua mamma e le sue torte allo yogurt, mi manca dirti che ti amo da morire.
Nina, eri un’angelo, Nina, mi hai salvato.
Ti ricordi? Io mi ricordo ogni cosa. Mi ricordo il primo ti amo detto all’incrocio di un angolo, dopo che avevamo litigato. Mi ricordo come tremavi nel letto quella notte, e le carezze che ti ho dato vicino alla bocca e sopra i tuoi capelli castani, mi ricordo la prima volta che ti ho baciato e che siamo caduti nel mentre, e abbiamo riso da morire, poi. Mi ricordo il fiocco che portavi in testa, Sant Andreas GTA e che ammazzavi tutti e non completavi mai una missione, mi ricordo che papà diceva che ti portava in tour come portafortuna e mamma che ti abbracciava e mi diceva che eri perfetta.
E mi ricordo tutte le notti che mi hai asciugato il sangue dalla fronte, le lacrime mentre urlavamo, Jam che singhiozzando mi chiede perché ho lanciato contro il muro la fedina, le tue amiche che non mi hanno mai accettato, tutte le volte che ho fatto quello che ho fatto davanti a te, e tu mi portavi a casa, fumato ubriaco e pestato che ero.
E mi ricordo l’ultima notte, quella frase e quel burrone, la corsa sotto casa tua a chiederti scusa, la pioggia che scrosciava, le sei e mezza di mattina che sono entrato nel mio palazzo, single.
E’ stato un anno fa, Nina. E non sono cambiato, sono sempre il solito coglione che non ha capito un cazzo.
Un anno fa avevo scritto qui, su questa pagina che speravo tu fossi felice. Non so se lo sei, ora.
Ma Nina, grazie. Spero tu possa scoprire il mondo e avvolgerlo col tuo profumo, che tu diventi quello che hai sempre voluto, che tu possa avere cosa non ti ho dato io, Nina scusami, scusami e scusami, e vorrei chiamarti e chiederti cos’hai fatto in dodici mesi senza me. Non tornare assieme, non riuscirei, sei solo la cosa più bella che mi sia mai successa. Dirti “Come stai?”.
E ricordare qualche minuto le torte allo yogurt, il tuo golf grigio, la macchina di tua sorella e le volte che l’abbiamo macchiata, il tuo compleanno, il modo in cui con tutto me stesso, con la forza dell’universo, con l’energia del mondo, ti ho amato.